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Agosto 2000
Caro,Professore, a Toronto è stata fatta la festa di S. Rosalia, Patrona di Delia. Ho cercato il nome di Santa Rosalia nel libro pubblicato dalla Pro Loco di Delia, scritto da Angelo Carvello ed intitolato "La Terra de la Delia." Ci sono tutte le chiese di Delia, ma non c’è quella di S. Rosalia. Come la mettiamo? Nicola R. Caro Nicola , ho fatto anch’io la stessa scoperta ed ho passato la tua stessa domanda a S. E. M. Alfredo M. Garsia, vescovo di Caltanisetta. Ti do in riassunto la sua risposta con una chiosa. "Santa Rosalia - mi ha detto Mons. Garsia - non ha una chiesa propria. A Delia, il quadro e la reliquia della "santuzza" si conservano nella chiesa Matrice.Il culto pubblico della santa ha avuto inizio soltanto quattro anni fa. Questo spiega perché non ne parli la Pro Loco nel suo libro su Delia. Ci auguriamo che in una prossima edizione del libro vengono aggiunte informazioni anche sulla festa di Santa Rosalia." Queste parole di Mons. Garcia, a mio parere, ci invitano ad aggiungere una chiosa all’attuale di-scussione circa la cultura italo-canadese nei riguardi della nostra madre patria. Io proporrei ai connazionali che risiedono in Italia l’uso del linguaggio inclusivo, nei confronti dei fratelli all’estero. Ogni comune in Italia ha una sua storia, che viene spesso narrata per iscritto e pubblicata dalle varie Pro Loco. Quando verrà il giorno in cui, magari in appendice, in queste storie locali si farà anche cenno di quel che è successo ai figli che sono partiti a far fortuna in terre lontane? Le statistiche dicono che gli italiani all’estero superano in numero quelli che risiedono in Italia. Fino a quando non si capirà che è possibile arricchire l’Italia, non solo con le rimesse, ma anche prendendo atto della realtà di quanti vivono e fanno cultura nella diaspora? Nei libri turistici locali non mancano gli accenni alle feste ed alle chiese del paese. Che impedisce di menzionare anche i luoghi dove le feste paesane vengono celebrate all’estero? La festa di S. Rosalia, organizzata da un comitato di Deliani presieduto dal Cav. Angelo Balsamo, e celebrata per la prima volta a Toronto il 30 luglio scorso dimostra la vitalità religiosa di chi ha lasciato il paese e vuole rimanervi attaccato tramite i santi patroni. Non è questo un fatto culturale che merita di essere notato anche in patria? hai ragione: i motivi di gioia e fiducia per quanto sta accadendo a Roma nelle giornate del "World Youth Days" sono molti.
Anzittutto ci auguriamo che i milioni di giovani che vi convengono da tutto il mondo tornino nei loro luoghi di partenza con la carica del 'pugno di lievito" che vuol far fermentare tutta la massa. Il Vangelo è sempre fresco e giovane, ma le persone che lo incarnano, invecchiando, perdono un po' del suo smalto. C’è il pericolo che la chiesa locale di cui tu ed io siamo parte, a motivo della nostra stagionatura gene-razionale, soffra di sclerosi. Abbiamo assoluto bisongo di far posto al fermento giovanile, anche se può disturbare le nostre comode abitudini.
In secondo luogo dopo aver participato ad intense giornate di spiritualità , con catechesi, preghiere e sacramenti, ci auguriamo che al ritorno, i nostri trecento "giovanie forti", non solo diventino membri attivi della vita della Chiesa locale, ma che qualcuno di loro decida anche di spendere la sua vita al servizio del Popolo di Dio.
Nella nostra Chiesa, le congregazioni religiose sono da anni senza il dovuto ricambio generazionale. Anche i seminari faticano a sfornare nuovi sacerdoti. Non è il caso di rivisitare tutte le ragioni che stanno a monte di questo fenomeno. Il fatto è che c’è un pericoloso circolo vizioso. Le nuove generazioni non producono e quindi non troveranno sacerdoti loro coetanei che capiscono e condividono le loro ansie e possano essere di aiuto per meglio superarle nella fede.
I giovani d’oggi, cercano istintivamente il supporto anonimo della massa (vedi concerti rock e "raves" notturne). Le giornate mondiali vissute all’insegna del "kolossal", sia per il numero dei partecipanti che per la qualità degli eventi, soddisfano questo bisogno e si rivelano molto adatte per lasciare un segno duraturo nei partecipanti.
Radio Maria, è molto vicina ai giovani. In questi giorni invito tutti gli amici a pregare perché l’abbondanza dello Spirito Santo, scenda a Roma, sulla moltitudine di giovani che parla tutte le lingue del mondo. Il grande evento voluto dal Papa, sia, per volontà di Dio, la Pentecoste del terzo millennio cristiano.
Cerco di accontentarti. P. Bressani nacque a Roma il 5 maggio 1612; giunse nel Quebec nel luglio del 1642 quando aveva compiuto da poco trent’anni. Cadde nella mani degli Irochesi il 30 aprile 1644 e venne da loro torturato per quattro mesi. E' riscattato dai protestanti olandesi che lo riportano in Francia, ma il 17 luglio del 1645 è nuovamente nel Quebec, di dove raggiunge l’Uronia. La sua avventura missionaria dura poco. Nel 1650, l’Uronia viene devastata dagli Irochesi, ed i Gesuiti che sfuggono al martirio si ritirano a Quebec City. Il 23 novembre 1650, a 38 anni, P. Bressani riparte definitivamente per l’Europa ove morì (a Firenze) il 9 settembre 1672.
Degli otto anni trascorsi nella Nuova Francia, restano importanti suoi scritti.
C’è il resoconto della sua prigionia e del suo martirio, che non si può leggere senza profonda ommozione. C’è poi la "Breve Relazione di alcune missioni dei PP. Gesuiti nella Nuova Francia", pubblicata a Macerata nel 1653 e dedicata al Card. Lugo che era stato suo professore di teologia al Collegio Romano. In questa Relazione P. Bressani è il primo a scrivere la storia degli Uroni, storia corredata di una mappa della loro terra da lui stessopreparata.
Oltre ad essere un bravo scrittore, P. Bressani fu anche un ottimo predicatore. I 22 anni trascorsi dal missionario in Italia vennero infatti totalmente spesi nella predicazione.
P. Bressani fu contemporaneo ed emulo di due altri famosi predicatori italiani di quel tempo: il P. Paolo Segneri ed il P. Francesco di Geronimo, entrambi suoi confratelli. Dei tre, P. Bressani era però quello che, con i suoi moncherini, segno visibile del suo martirio, meglio toccava i cuori.
René Latourelle, nella vita di P. Bressani pubblicata lo scorso anno (1999) in francese a Montreal, dice di aver trovato in archivio, a Parigi, alcune lettere che un gesuita, aveva mandato ad un suo confratello francese nella quaresima del 1666. In queste lettere si parla della predicazione a Roma del P. Bressani. "Abbiamo ancora una volta avuto per predicatore il P. Bres-sani che è stato in Canada e che ha le mani segnate dagli Irochesi. Sono quattro anni che ci fa il quaresimale e i nostri Padri anziani dicono che non hanno mai visto tanta gente in chiesa né così tante conversioni. Ieri ha fatto la predica sul giudizio e ad ascoltarlo c’erano anche sette Cardinali!..." Il Papa stesso ha lamentato l’offesa fatta all’Anno Giubilare dalla manifestazione "Gay" di Roma e non possia-mo non associarci al suo lamento. Vorrei però aggiungere che, anche senza le sfilate, l’omosessualità crea dei grossi problemi ai cristiani, perché cambia le regole stabilite dal Creatore per l’amore coniugale.
E' ovvio che la sessualità umana presuppone, in linea generale, la complementarità uomo-donna. Nella realtà, tale complementarità ammette delle variazioni superficiali: uomini dai tratti o dal modo di fare femminile, e viceversa, donne mascoline nei gusti e nell’apparenza. Variazioni benigne che non disturbano, ma vivacizzano l’amalgama sociale.
Esiste però una variazione maligna e deviante, ove la predominante attrattiva sessuale di una persona è verso persone dello stesso sesso. E' il discorso sull’omosessualità, un fenomeno che, allo stato potenziale, merita comprensione, aiuto e non condanna.
Il fatto di relazioni sessuali fra persone del medesimo sesso è invece riprovevole e la Bibbia lo condanna. E non potrebbe essere diversamente. Per la Sacra Scrittura, l’uso legittimo della sessualità è riservato ai coniugi, uomo e donna, nel matrimonio. Il fatto che ci sia chi nasce con l’attrattiva omosessuale non è ragione sufficiente per considerare tale anomalia una legittima norma di vita, da proteggere con apposite leggi. Nessuno sostiene, ad esempio, che il cleptomane, che ha innata la voglia di rubare, possa pretendere, data la sua anomalia, una legittimazione del furto e chiedere, di conseguenza, l’abolizione del settimo comandamento e di tutte le leggi civili che puniscono il furto.
La rivolta "Gay" in atto, vuol invece dare a credere che l’omosessualità è legittima e che, per conseguenza, la complementarità biblica di uomo-donna è irrilevante. Conta, - così spiegano - , il fatto che l’uomo e la donna esistono come persone e in quanto tali, in base del principio della libertà e dell’uguaglianza, hanno il diritto di scegliere l’orientamento sessuale che vogliono. Si presume così di avere l’autorità di cambiare non solo la società, ma la stessa natura umana.
Evidente l’attentato alla sapienza di Dio Creatore. Alla base della rivolta omosessuale c’è l’eresia, secondo cui Dio avrebbe creato le persone, non l’uomo e la donna. <<Back>>
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