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Dicembre 2000

  1. La festa dell’Immacolata

  2. Incarnazione: missione impossibile?

  3. I "wanted" dell’Amor di Dio?

  4. Il messaggio del presepio

1.La festa dell’Immacolata

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Professore,
E' facile provare, vangelo alla mano, che Maria è la Madre di Dio. Dove sono, invece, le prove bibliche della sua Immacolata Concezione?

Luciana.M

Cara Luciana,

Oggi la Chiesa celebra la Festa dell'Immacolata, una festa, diciamo subito, che s'intona perfettamente con lo spirito dell'Avvento. Mentre ci si prepara alla venuta del Redentore è piú che giusto pensare alla donna "tutta pura" che gli fu Madre. Celebrando la festa dell'Immacolata Concezione, la Chiesa proclama che Maria fu salvata dal Peccato fin dal primo istante della sua concezione.

Questa dottrina è diventata dogma, e cioè verità che il cattolico è obbligato a credere come rivelata da Dio, soltanto nel 1854. I fedeli, con il loro senso della fede, l'hanno però sempre creduta, perché fa parte della piú antica tradizione ecclesiale che, per rispondere alla tua domanda, ha una base biblica.

Chi legge, infatti, nella Bibbia la storia della caduta del primo uomo, trova che la promessa del Salvatore è congiunta, anzi è inclusa nella promessa di una donna singolare cui, tramite il figlio, è dato il potere di schiacciare il capo al maligno. E' il famoso messaggio, detto "Protovangelo": "Porrò inimicizia fra te (il serpente) e la donna, fra la stirpe tua e la stirpe di lei: essa ti schiaccierà il capo" (Gn 3:15). Proprio in vista di questa stretta collaborazione fra Madre e Figlio nella lotta contro il male, la nostra fede ritiene che Maria, unica fra le creature, sia stata preservata dal peccato originale.

Nella vita della Madonna questo privi-legio ha un significato negativo ed uno positivo. Nell’Immacolata, non vedia-mo infatti solo l'assenza di ogni peccato, compreso quello originale - senso negativo -, ma vediamo anche il senso positivo di questo mistero e cioè che, fin dal primo momento della sua esistenza, Maria, secondo le parole dell'angelo Gabriele, fu "Piena di Grazia".

Non è esagerato pensare che nel primo attimo della sua vita, prima ancora di nascere, Maria era già piú santa di quanto possano diventarlo i grandi santi alla fine dei loro giorni! A questa pienezza iniziale Maria corrispose in modo pieno e totale durante la sua vita terrena cosí da diventare, dopo Cristo, la creatura più santa e più unita a Dio che sia esistita e che possa esistere.

Cantando le glorie dell’Immacolata, noi celebriamo l’infinita condiscendenza di Dio verso gli uomini. Natural-mente, l’esempio di Maria, la "Tutta-santa", facilita il nostro cammino verso Betlemme. Se sappiamo fare nostro il suo atteggiamento di umiltà: "Ecco la serva del Signore: si faccia di me secondo la sua parola."
(CC - 08 dicembre2000)

2.Incarnazione: missione impossibile?

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Professore,
Gli uomini fanno pena nella loro piccineria e stupidaggine. Proprio non capisco perché Dio abbia così tanto interesse per loro, al punto da mandare il suo Figlio a salvarli?

Giulio M.

Caro Giulio,

La nostra fede non solo ci dice che Dio è grande ma ci assicura che anche l’uomo lo è. E qui la fede si scosta dalla scienza umana. C’è chi definisce l’uomo guardando soltanto agli elementi materiali di cui il corpo è composto. Così qualcuno lo considera poco più di un verme che striscia sopra il piccolo pianeta terra. O un granello di vita che galleggia senza meta nella vastità smisurata dell’universo.

Dio che oltre al corpo vede anche l’anima ha un’ altra idea dell’uomo. Già nella Genesi, nei primi capitoli della Bibbia, Dio proclama la grande di-gnità dell’uomo quando dice: "Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza" e poi, una volta creata la prima coppia, Adamo ed Eva, dà loro l’importante missione di aver dominio e cura del mondo, non solo, ma fa anche loro il dono della sua amicizia divina.

Purtroppo la prima coppia non ci mise molto a sciupare l’amicizia con Dio, complice il demonio che fece loro balenare davanti la possibilità, assurda a pensarci, che disubbidendo a Dio sarebbero diventati come Dio. Storia vecchia quella del peccato originale, direte voi. Non tanto, dico io, perché il mondo è ancora pieno di gente che cade nello stesso tranello: ogni peccatore, in pratica, si autoproclama Dio, come fecero Adamo ed Eva, perché mette il proprio volere al posto di quello della legge di Dio.

Eppure, nonostante l’uomo si ostini a ribellarsi, generazione dopo generazione, dal tempo di Adamo ad oggi, Dio non ha cambiato idea sull’uomo. Lo vede sempre "fatto a sua somiglianza", sempre con la stessa grandiosa missione nel mondo e sempre, almeno potenzialmente, destinato a diventare suo amico.

La prova che Dio tiene l’uomo in grande considerazione lo dimostra l’evento misterioso del Natale cui ci stiamo preparando. "Dio ha così tanto amato l’uomo, da mandare il suo stesso Figlio Unigenito per salvarlo". Per conseguenza, anche se guardandoci attorno, gli esseri umani ci appaiono tutti gretti e meschini, ci sbagliamo di grosso, poiché colui che ci ha creati non ci vede e non ci vuole così.

L’Incarnazione del Figlio di Dio non fu una "missione impossibile". Nell’uomo, dal momento della creazione, c’è la realtà della "somiglianza" con Dio. E' su qeusta realtà che si innesta la salvezza del Natale.
(CC - 15 dicembre2000)

3.I "wanted" dell’Amor di Dio?

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Professore,
E' bello, come ha scritto la settimana scorsa, pensare che Dio ha interesse per noi. Ma come mai, noi abbiamo poco interesse per Lui?

Vera G.

Cara Vera,

Noi siamo degli zombie, degli addormentati, sotto l’influsso dell’iniezione di morfina che ci ha fatto il diavolo con ilpeccato originale. Per questo anche lo stesso desiderio di essere salvati, non può partire da noi, ma unicamente da Dio. Per questo il Vangelo racconta del pastore che ha cento pecore e gliene manca una e la va a cercare fin che la trova e poi fa più festa per quell’una che ha ritrovato che per le altre novantanove che non si sono mai perdute. "Così, il Padre vostro celeste - spiega Gesù - non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli".

Il fatto è che questi piccoli, che saremmo noi, siamo già tutti sviati, scappati di casa, perduti, una pecorella smarrita. Ad eccezione del Cristo che sta per venire e dell’Immacolata che abbiamo festeggiato pochi giorni fa, tutti gli altri esseri umani sono smarriti, come dice il salmo 50, fin dal seno della madre.

Guardate, per rendervene conto all’elemento "fiducia". La gente vive nella diffidenza e nella paura: paura di uscire la sera, paura di prendere la subway, paura di essere pedinata, paura diaprire la porta di casa ad estranei... una paura terribile che vizia tutte le nostre relazioni umane e ci fa vivere in uno stato di continuo chi va là.

In contrasto con la diffidenza del mondo e la paura reciproca che ci attanaglia, notate quale lezione di coraggio e di fiducia ci viene data dalla Parola di Dio. Dio non vuole che questi piccoli esseri umani, che fanno così tanta fatica a ragionare ed a conquistare la verità restino perduti. Egli ci viene incontro, ci cerca e ci mostra così tanta fiducia da metter nelle nostre mani il suo stesso Figlio bambino.

Un bambino è l’essere che vive tutto di fiducia, che si affida, che si abbandona, che crede, che non conosce la diffidenza. Dio mette in mezzo a noi suo figlio Bambino, come esempio di questa confidenza, di questo abbandono, di questa fiducia. Quanto siamo lontani dalla diffidenza del mondo! Il Padre celeste si fida di noi fino al punto di donarci ciò che ha di più caro: il suo figlio e non ce lo dà nel fulgore del Tabor o nella sicurezza della vita adulta, ma, ce lo dà bambino, inerme, indifeso, perché è così che viene a noi nel Natale.

Cara Vera, non è questo una bel modo per scuoterci dalla nostra indifferenza? Purtroppo noi continuiamo a fare i distratti ed a nasconderci. Ma Dio non rinuncia ad inseguirci. Siamo i "wanted" dell’Amore di Dio.
(CC - 22 dicembre2000)

4.Il messaggio del presepio

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Professore,
Ho fatto il presepio ed i nipotini mi hanno aiutato a prepararlo. Erano molto interessati, ma non so se capi-scono bene la nostra tradizione. Li interessa maggiormente l’albero di natale con tutti i suoi doni.

Giovanna G.

Cara Giovanna,

Il presepio porta nella casa un importante messaggio cristiano che è bene spiegare alle nuove generazioni innamorate di Santga Claus. La scena del Natale che contempliamo nel presepio è, in verità, una scena senza parole. Vediamo Maria, la madre, il bambino, Giuseppe. Nessuno parla.

Anche nel vangelo il Natale è un avvenimento che si svolge nel silenzio. Quando, infatti, i pastori, di cui parla il Vangelo, vanno a trovare Maria, Giuseppe e il Bambino, non si racconta di nessuna espressione di emozione, di nessuna partecipazione con parole di ciò che hanno sentito dentro. E' una scena che si svolge nel silenzio.

Tuttavia, nel racconto di Luca, questa scena silenziosa viene descritta per tre volte con termini che traducono la parola ebraica "Dabar" che vuole dire "parola", quasi ad indicare che è una scena che contiene un forte messaggio. Una prima volta Luca ci dice che i pastori si dicevano tra loro: "Andiamo fino a Betlemme a vedere questo avvenimento" e "avvenimento" è latraduzione dell’ebraico "dabar - parola". In realtà i pastori, nel loro dialetto, dissero "Andiamo a vedere questa parola".

Una seconda volta Luca racconta che i pastori, ritornando, "riferivano ciò che del Bambino era stato detto loro". E' interessante notare che i pastori non riferiscono ciò che avevano visto, ma "ciò che era stato detto" e cioè la parola. Infine Luca dice cha Maria, da parte sua, "conservava tutte queste cose", ma il testo greco del Vangelo ha "tutte queste parole" nel suo cuore.

L’avvenimento del Natale ci viene dunque presentato dal vangelo come una parola da andare a vedere, una parola da proclamare, e una parola da meditare e conservare. Il Natale ci parla; ed il Presepio rappresenta quindi una parola, un evento che parla, un fatto che vuol dire qualcosa, di cui deve essere capito ed interpretato il senso aldilà di ciò che vediamo o di ciò che i nostri sentimenti vagamente ci riportano a rivivere.

Cara Giovanna, il messaggio del presepio è che Dio ci ama ed è venuto e viene ancora in terra per aiutarci, non solo nel giorno di Natale, ma in ogni giorno dell’Anno. Il suo regalo è la sua stessa vita, che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che vivremo in modo superlativo il giorno del nostro natale incielo.
(CC - 29 dicembre2000)

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