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Luglio 2000
1.Volontari non si nasce, si diventa Professore, dappertutto vedo all’opera volontari. Nelle scuole, negli ospedali, anche a Radio Maria. Sembra che siano loro a far cammianre il mondo. Che ne dici? Roberto L. CaroRoberto, hai pienamente ragione sono i volontari che fanno girare il mondo, incominciando da Cristo, il perfetto volontario. Cristo, perfetto volontario Solo Cristo è stato il perfetto volontario. La sua Incarnazione non aveva di mira alcun guadagno o riconoscimento personale, ma avvenne unicamente "per noi." La sua Passione e Morte sugellarono una vita spesa tutta per gli altri, i poveri, gli ammalati, i peccatori, e cioè tutti noi. Di Maria diciamo che fu preservata dal peccato originale e "piena di Grazia." In altre parole dicia-mo che, fra tutti gli esseri umani, fu la prima creatura capace di essere volontaria dell’amore di Dio e del prossimo. Non per niente Gesù l’associò al suo donarsi a noi sul Calvario. Noi non nasciamo volontari, ma con i pugni stretti, quasi per dire che la vita ci appartiene. L’istinto fondamentale di ogni essere vivente, la conservazione, fa a pugni con l’esempio che ci hanno dato Gesù e Maria. Col Battesimo, però, siamo tutti chiamati a diventare volontari, a metterci al servizio degli altri, (in famiglia, nella comunità o anche a Radio Maria), non per calcolo di guadagno o di prestigio, ma con un servizio disinteressato sull’esempio di Cristo.
Il Popolo di Dio nato dal Battesimo si sviluppa differenziandosi in vari stati di vita: sacerdoti, religiosi, laici. Eppure tutti accomuna il fatto che i cristiani sono indistintamente chiamati a diventare "volontari" dell’amore di Dio e del prossimo. Se la chiamata a diventare volontari vale per tutti i cristiani, vale in modo particolare per gli ascoltatori e le ascoltatrici di Radio Maria, che è una radio missionaria. Chi ascolta RM non può rimanere passivo.
Caro Roberto, la Madonna cerca aiuto per riportare il mondo a Dio. Come puoi ascoltare il suo invito e non diventare a tua volta un volontario del Regno di Dio? per quanto riguarda l’uso della tecnica moderna, Radio Maria è stata e continua ad essere all’avaguardia.
Radio Maria è stata la prima ad utilizzare i satelliti, già nel 1991, come base della rete in Polonia.
Oggi l’informatica offre l’opportunità delle trasmissioni via internet e Radio Maria è pronta ad usare a vantaggio degli ascoltatori la nuova tecnica.
Chi usa l’internet non può non darmi ragione. Provate il sito www.radiomaria.org oggi stesso e vi troverete non solo le trasmissioni di Radio Maria in lingua italiana ma anche quelle in lingua spagnola provenienti dalle varie nazioni dell’America meridionale. E questo è solo l’inizio. L’obiettivo è di trasmettere via internet tutte le Radio Maria del mondo. Entro qualche settimana, infatti verranno accese le trasmissioni via internet in lingua italiana di Toronto e di Montreal. Proprio così. Chi visiterà il sito sopra indicato oppure cliccherà www.radiomariacanada.org, che è il nostro sito, troverà anche l’icona audio di Toronto e di Montreal e, all’orario previsto dal palinsesto, in qualsiasi parte del mondo si trovi, potrà ascoltare i nostri programmi locali.
Spiegare come funziona la struttura internet di Radio Maria non è tanto semplice. Diciamo che il cuore informatico di RM batte a Varese, presso la sede tecnico amministrativa della World Family di RM ed a New York. A Varese ci sono le macchine che consentono il funzionamento di tutta la rete, a New York ci sono le linee telefoniche (i cui costi sono molto più bassi che in Italia) che permettono la distribuzione dei programmi via internet.
Ascoltare una radio via internet non è più una novità, ma il vero problema è che se molti ascoltatori si collegano contemporaneamente i sistemi si bloccano per eccesso di richiesta. A New York Radio Maria dispone di uno spazio talmente ampio da consentire senza alcun problema l’accesso simultaneo di moltissime persone alle varie Radio Maria del mondo inserite nel sito. Se vuoi, ci puoi provare anche tu. No problem! i discorsi su quel che succederà in futuro sono interessanti, ma poco utili se non si lavora nelpresente. Noi ci auguriamo che il giorno in cui non ci sarà più nessuno che parli italiano in Canada, giorno che non arriverà tanto presto, Radio Maria sia ormai attiva in inglese e francese.
Lasciamo comunque il futuro al Signore e interessiamoci del presente.
La lingua italiana non è solo in pericolo in Nordamerica, ma nella stessa Italia ove, "rischia di affogare" nel flusso inarrestabile della globalizzazione e dei nuovi linguaggi, primo fra tutti il "basic English". L’allarme è stato lanciato in questi giorni dall’associazione "Bella Lingua" ed il parlamento italiano l’ha prontamente accolto con un "manifesto" contro l’inquinamento della lingua italiana.
Il timore riguarda l’Europa. Con la costruzione della casa comune, sembra che ci si muova inevitabilmente verso la globalizzazione lessicale, via "basic English" del linguaggio tecnico, informatico ed economico. L’ideale per gli addetti sembra quello di trovare una lingua europea comune per quanto riguarda economia e cultura, lasciando alle singole nazioni l’uso, nella vita pratica, dei loro dialetti.
Non so se il manifesto per la difesa della lingua italiana riuscirà nell’intento di mettere un frenoall’evoluzione linguistica europea. Quello che so è che una lingua è viva nella misura in cui è parlata.
Ritornando in Canada, nessuno pare essersi accorto che nelle comunità dove è arrivata Radio Maria è mutata la situazione linguistica. Non più qualche ora al giorno di programmi in lingua italiana, come con le stazioni etniche, ma 24 ore al giorno di pura italianità, senza gli inquinamenti, anche linguistici, delle pubblicità. E questo, senza sperpero di fondi dello stato italiano o della provincia dell’Ontario e senza roboanti manifesti sulla lingua da salvare. Nello stile, cioè, di Radio Maria: non parole ma fatti, anche in tema di italianità. i discorsi sulla cultura degli italo-canadesi e sull’impegno necessario per renderla rilevante nella società canadese sono interessanti, e si affacciano periodicamente alla ribalta comunitaria.
Negli anni 70, ad esempio, il Corriere Canadese pubblicava una rivista, "Il Sole Illustrato", che sollevava la stessa tematica, in congiunzione con il lancio della politica multiculturale da parte del governo di Trudeau. Il risultato fu la creazione nel 1974 del Congresso Nazionale Italo-Canadese, che, fra le altre cose, avrebbe appunto dovuto promuovere la cultura Italo-Canadese. Qualche anno più tardi entrò in scena il Centro Scuola e Cultura, sempre con la stessa finalità. Trent’anni più tardi, mi scrivi, riprende la diatriba. A mio avviso, quando ritorna questo tipo di genere letterario, vuol dire che c’è una nuova generazione che sta annaspando alla ricerca delle proprie radici culturali (o qualche intellettuale venuto da poco dall’Italia). E questo mi sta bene.
Quello che mi dispiace è che, in tutti questi anni, non ho mai notato molto interesse per scoprire le proprie radici religiose in Canada. Mi spiego. Tanto interesse nel mantenere le radici religiose italiane, importando tutte le feste patronali possibili. Nessun interesse nel prender conoscenza delle radici religiose piantate in Canada dai nostri connazionali nei secoli scorsi e coltivarle.
Mi riferisco, ad esempio, al gesuita P. Francesco Giuseppe Bressani che fu qui, a Midland, negli anni 1646-1650. Migliaia di italiani vanno ogni anno a Midland a visitare il Santuario dei Martiri Canadesi, e di lui, italiano di puro sangue romano, matematico, astronomo, nonché martire senza aureola, non si trova niente. Laziali, e connazionali tutti, quando avremo a Midland un monumento che ricordi le nostre radici culturali e religiose di 350 anni fa?
Altro esempio. Nella chiesa dell’Immacolata su Adelaide Street in Toronto è sepolto P. Luigi da Lavagna, morto in concetto di santità nel 1857. La sua pietà influenzò grandemente la chiesa di Toronto ai suoi primi passi. Chi se ne interessa? <<Back>>
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