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Novembre 2000

  1. "L’enigma della condizione umana"

  2. "... e poi vissero felici e contenti"

  3. Qual è la missione dei laici?

1."L’enigma della condizione umana"

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Professore,
sono avanti negli anni e non so se sia una malattia o una tentazione, ma ho sempre più paura della morte. C’è un rimedio a questo mio male?

Angela.B

Cara Angela,

n questi giorni il pensiero della morte ritorna con più frequenza perché è novemnbre, il mese in cui ricordiamo i nostri defunti, i nostri cari che ci hanno lasciati. Per ciascuno di noi sono nomi di persone, volti, parole care che ritornano alla mente, che riempiono la memoria dei giorni passati insieme, dei luoghi animati da presenze care ed amate.

Anche i grandi santi hanno vissuto lo strazio della separazione dalle persone care. Sant’Agostino, ad esempio descrive con parole vive la sofferenza da lui provata alla morte della madre: "Mentre le chiudevo gli oocchi, una tristezza immensa si addensava nel mio cuore e si trasformava in un fiotto di lacrime".

Se anche per i santi le separazioni dolorose possono essere così penetranti tali da spezzare il cuore, che cosa non sarà per ciascuno di noi e come non provare pena nel rivivire quei momenti di dolore e di separazione?

Insieme alla sofferenza del distacco dalle persone amate, si acuisce anche il disagio al pensiero della nostra morte. La morte è un mistero. Il documento "Gaudium et Spes" del Concilio vaticano II dice a tale proposito: "In facciaalla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo".

Comprensibile quindi la paura di fronte al pensiero che tutti i desideri, sforzi, successi della nostra vita verranno improvvisamente cancellati dalla morte. Resterà per qualche tempo una scia di ricordi nelle persone che ci hanno conosciuto, ma poi con la loro morte, sparirà completamente il ricordo della nostra esistenza.

Cara Angela, il mondo e la ragione non sanno che dire davanti all’enigma della morte. Solo la fede ci conforta e ci assicura che c’è un Padre che ci aspetta per farci felici nella sua casa. Quando ti assale la paura della morte, pensa alla parabola del Figliol Prodigo. Il Padre ci aspetta e ci ama.

Te lo dico anche con un altro esempio. Una casa è in fiamme ed un bambino è rimasto intrappolato al sesto piano. Dalla finestra vede salire fumo e fiamme. I pompieri gli dicono: "Buttati". Lui non li vede ed ha paura. Poi sente la voce del suo papà che lo chiama. Ed allora si butta con fiducia, anche se non lo vede. Così muore chi ha fede in Dio.
(CC - 03 novembre2000)

2."... e poi vissero felici e contenti"

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Professore,
Una radio cattolica come Radio Maria serve senza dubbio a propagare la fede cristiana. Come mai, allora, voi dite sempre di essere una radio che porta la gioia e la speranza, e non menzionate la fede?

Antonio C

Caro Antonio,

la ragione è semplice. Dove entra la fede, ritorna la gioia e riprende a palpitare nei cuori la speranza. Questo è il punto. Il mondo ha bisogno di speranza per vivere e noi cristiani dobbiamo dare al mondo, come scrive San Pietro (1 Pt 3:15) "le ragioni" della nostra speranza.

Forse è utile riflettere su ciò che, presto o tardi, genera la disperazione in chi non ha fede. Se manca Dio, la vita non fa senso. Non è possibile una "happy endings". Tutto finisce sotto una palata di terra.

Le fiabe che abbiamo ascolato da bambini finivano tutte con le parole: "... e poi vissero felici e contenti". Questo va bene nelle fiabe o nei romanzetti rosa che vogliono far vedere che, ad un certo punto, tutto si aggiusta. Nella realtà, per chi non crede, non esistono storie con un lieto fine. La vita va avanti senza che se ne possa trovare il filo e chi lo trova, secondo i filosofi moderni, è un imbroglione o un sem-pliciotto, perché il filo non c’è - la vita non ha scopo.

Quando questo pensiero entra nella testa, uno cerca di arruffare dalla vita tutto quello che può, fin che può. Poiviene la fine e la partita è chiusa per sempre. A questo mondo cupo e disperato, il cristiano si presenta con la storia a lieto fine della vita di Cristo: il mistero della sua morte apparentemente senza senso, ma subito illuminata dalla potenza di-vina della risurrezione.

Quando si accende la fiammella della fede nel Cristo risorto, allora la vita ci rivela il suo senso misterioso. Dio scrive diritto sulle righe storte. Dove apparivano delitti impuniti, ingiustizie inaudite, morti precoci, malattie inguaribili, ora appare in trasparenza un cammino luminoso che porta al lieto fine della comunione con Dio per sempre.

Caro Antonio, i teologi chiamano partecipazione al "mistero pasquale" di Cristo, questo vivere le tribolazioni della vita nella speranza del lieto fine della risurrezione e della gloria eterna.A Radio Maria diciamo semplicemente che intendiamo dare a tutti la possibilità di vivere la gioia e la speranza cristiana. Domandalo ad un teologo, e ti spiegherà che quella è la gioia che nasce dalla fede nel Cristo risorto.
(CC - 17 novembre2000)
3.Qual è la missione dei laici?

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Professore,
Giubileo dei Laici in corso a Roma non mi fa senso. I giovani che in agosto sono accorsi a sentire il Papa non erano laici? E gli emigranti che si sono trovati a San Pietro lo scorso giugno non erano anch’essi dei laici?

Filippo M.

Caro Filippo,

nella nostra epoca siamo ad un crocevia della storia, il che vuol dire che non sempre il presente fa senso. Fra i segni dei tempi che attendono lo Spirito per essere chiariti, c’è quello della funzione dei laici nella Chiesa.

A parte l’affermazione del Catechismo (n. 897) che sono laici tutti quelli che non sono sacerdoti o religiosi, non esiste a tutt’oggi una definizione chiara della funzione o missione dei laici nella Chiesa.

Prima del Vaticano II il posto dei laici era chiaramente subalterno rispetto a quello della gerarchia. I cristiani si di-stinguevano allora in due categorie, a seconda dell’ambito del loro impegno. C’erano quelli dediti alle attività spirituali (sacerdoti e religiosi) e c’erano quelli dediti alle attività temporali (i laici ). Fra i membri di questo secondo gruppo ce n’erano alcuni invitati a fare da ponte, collaborando all’apostolato con i sacerdoti. Tali erano i membri dell’Azione Cattolica, chiamati appunto a collaborare con l’apostolato gerarchico della Chiesa, a fare da mediatori fra la Chiesa ed il mondo.

Il Vaticano II ha proposto una nuova definizione di Chiesa ed una diversa visione dei rapporti della Chiesa con il mondo. La Chiesa tutta (sacerdoti e laici), dice la Gaudium et Spes n. 44, dà aiuto al mondo e riceve aiuto dal mondo. La Chiesa non esiste da sola, separata dal mondo, ma ha bisogno del mondo per realizzarsi.

Il Concilio ha praticamente abolito la funzione del laico come mediatore fra la Chiesa ed il mondo. Per virtù del Battesimo tutti i cristiani (e non solo sacerdoti e religiosi) sono chiamati alla perfezione dell’unione con Cristo; tutti (e quindi non solo i sacerdoti ed i pochi iscritti all’Azione Cattolica) sono responsabili della diffusione del Vangelo. "L’indole secolare" non è esclusiva dei laici, ma appartiene alla natura stessa della Chiesa.

L’idea nuova della Gaudium et Spes è che le parole "laico" e "cristiano" indicano la stessa categoria di persone. Ne consegue che i laici possono fare apostolato in virtù del Battesimo, non per una delega della gerarchia.Quale sia, però, la natura di questo loro apostolato, come dicevo all’inizio, aspetta ancora di essere chiarito.
(CC - 24 novembre2000)

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